Diario di viaggio di New York e delle cascate del Niagara

 

 

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Come prima cosa metto il "programma di viaggio", così che chi in futuro dovrà organizzare un viaggio a Nyc avrà un'idea di come gestirsi i giorni. All’inizio io infatti avevo trovato parecchie difficoltà nel "dividere i giorni", perchè non sapevo "quante cose ci stavano" in ciascuna giornata. Avevo perciò messo giù un programma di base, ideale, che alla fine ho visto di esser riuscita abbastanza a rispettare, aggiungendo anzi qualcosina in più e a spostare cose da un giorno all'altro. In pratica era un programma di massima che veniva modificato man mano che vedevo che le cose "ci stavano". Alla fine i miei giorni sono stati così, con poi dettagli e piccole aggiunte che leggerete nel diario:

 

Giorno 1:

atterraggio 11.30 , quindi in giro dalle 15.30 (in realtà eravamo in giro prima, mi ero tenuta larga per i tempi della dogana)

Da Hotel dritti al Guggenheim per ritirare il City Pass e per visita veloce perchè mi interessava soprattutto l'architettura del museo

Roosvelt Island Tram (che poi è una cabinovia)

Bloomingdale's

St Patrick Cathedral

Waldorlf Astoria

Rockfeller Center

Salita al tramonto al Top of the Rock (d'ora in poi chiamato TOTR)

Times Square di notte

 

Giorno 2:

Empire State Building (ESB) di giorno 

5° strada

Public Library

Chrysler

Globe

Grand Central

negozi Tiffany, Abercrombie, Apple, Fao Schwarz

ESB di notte

 

Giorno 3:

Cascate del Niagara

 

Giorno 4:

Liberty Island

tutta la "punta sud" con Borsa, Trinity Church, Bull ...

Visita a Ground Zero (da prenotare online!!!)

Century 21, J&R

Ponte di Brooklyn

 

Giorno 5:

essendo domenica ... ad Harlem per Messa gospel

Harlem (con pranzo soul food)

Met

Central Park

 

Giorno 6:

Flatiron

Block Beautiful

Columnade, Union Square, Washington Square

Greenwich Village con location telefilms e Magnolia Bakery

Katz e Yonah Schimmel Knishery

Little Italy e Chinatown

Cast Iron District con negozio Converse e Ralph Lauren

negozi della zona Broodway incrocio con Prince Str.

Chelsea e Chelsea Market

Crociera al tramonto (imperdibile)

 

Giorno 6:

Moma

Bryant Park

Macy's

 

 

Informazioni pratiche pre-partenza:

Abbiamo fatto ovviamente l'assicurazione sanitaria, dopo mille insicurezze (e mille assicurazioni confrontate) ci siamo affidati alla Columbus (prezzo totale in due 140,88€). Ci sembrava buona, completa, con anche l'anticipo soldi in caso di bisogno e soprattutto il numero di assistenza in italiano. Negli eventuali momenti di emergenza abbiamo pensato che parlare nella propria lingua sia più pratico per non commettere errori ed essere più precisi, anche nel capire le istruzioni.

Abbiamo fatto l'ESTA online che è obbligatorio. Ci hanno dato la conferma dell'ammissione negli USA dopo pochi minuti.

Abbiamo prenotato da qui il City Pass , la visita alla corona della statua della libertà e l'accesso al memoriale dell' 11/9.

 

Diario di viaggio:

 

Non ho voluto "da sempre" andare a New York. Non ho mai pensato sia bellissima. Anche mentre ero lì non lo pensavo. Anche appena tornata. Anche ora che scrivo.

Se uno la guarda in modo critico, osservando ad es. i palazzi (grattacieli storici a parte) NY non è esteticamente bella. Non ha i palazzi di Parigi , non ha i quartieri di Londra, non ha le mille tracce della storia di Roma o Istanbul ... MA è il suo insieme che la rende bella. Ed ha il fascino di un posto totalmente diverso dai posti a cui siamo abituati, è il sentirsi continuamente dentro un telefilm ... Parte della sua bellezza sta “nell'idea” dell'essere a NY, nel dire "cavoli, sono sul ponte di Brooklyn" ... perchè è una città che a parte della nostra vita da sempre grazie alla tv , pertanto l'essere lì, vedere tutte le cose sono per noi così diverse, ma così familiari ... rende tutto magico. E la newyorkite una volta andati, resta dentro.

 

31 Luglio 2013

Il nostro volo Turkish Airlines parte da Istanbul (ci costava meno fare Genova- Istanbul e Istanbul-Nyc che fare un volo diretto … così ci siamo visitati pure Istanbul dormendo una notte all’andata ed una al ritorno lì. Guardate il nostro diario di viaggio nella pagina ad hoc qui sul sito) e le 10 ore e passa di volo passano bene, tra pasti, stuzzichini, film e una dormita colossale: visto quanto ci stancheremo, ne siamo consci, meglio portarsi avanti col sonno! Voliamo sulla Groenlandia e rivedere gli icebergs mi piace un sacco, proprio come la prima volta che li ho visti volando verso il Messico! Atteriamo in perfetto orario al JFK, La valigia arriva subito, così ci affrettiamo verso il controllo passaporti e la dogana: abbiamo letto di code colossali, ore di coda, casino ... noi in 20 minuti passiamo tranquillamente! Seguiamo le indicazioni per l'Airtrain (http://www.panynj.gov/airports/jfk-airtrain.html) che è il "trenino" che collega i diversi terminals alla stazione Jamaica (e anche alla stazione di Howard Beach); all'uscita dell'Airtrain facciamo i biglietti (12 dollari a testa, cioè 9 euro) per la LIRR= Long Island Rail Road ( http://new.mta.info/lirr) che comprende anche i 5$ dell'Airtrain che si pagherebbero in ogni caso anche usando la metro. Abbiamo scelto infatti la LIRR come mezzo per raggiungere Manhattan e non la metro (che fermerebbe lo stesso a Jamaica) questo perchè in primis la LIRR è più veloce (tragitto di 20 minuti contro i circa 45 della metro) , poi perchè in metro non ci sono scale mobili quindi è decisamente scomodo e faticoso se si hanno bagagli grandi e/o pesanti, poi perchè con la LIRR si sta comodamente seduti, senza spintoni e senza essere a portata di scippatori e infine perchè ci porterà direttamente a Penn Station, che è a pochi palazzi dal nostro hotel. Ero preoccupata di non capire come raggiungere il binario giusto, ma è tutto decisamente ben segnalato. In 2 minuti totali, da quando abbiamo fatto il biglietto, siamo sul primo treno per Manhattan. Viaggiamo comodamente e pensando al costo che equivale a circa 6 euro (+ 3 euro che sono dell’Airtrain e che si pagherebbero in ogni caso) e siamo davvero contenti della scelta. Tutto il tragitto di avvicinamento alla città è poi all'esterno (solo alla fine c'è il tunnel che passa sotto al fiume e alla città) perciò vediamo subito da lontano i grattacieli e riconosciamo l'ESB e il Chrysler ... cavoli, ci siamo sul serio!

In 20 minuti arriviamo a Penn Station, usciamo e ci troviamo davanti al Madison Square Garden e  siamo sulla 7th Avenue. Guardo in alto e non mi pare vero … SONO A NEW YORK !

Ci incamminiamo e veramente in 5 minuti siamo all'hotel ... qui aprirò una parentesi ....

 

Capitolo HOTEL a NYC:

-      primo problema... essendo la nostra prima volta a NYC volevamo stare assolutamente a Manhattan; poi come ormai sapete a noi piace stare "in centro" città quando viaggiamo ...il problema sta nei prezzi folli che hanno gli hotel a NYC !

-      secondo enorme problema: i ”bed bugs” !!!! per chi non lo sapesse sono le cimici dei letti, "simpatici" animaletti stanno nei materassi e che pizzicano provocando bubboni mica da ridere! Non si trovano solo nelle bettole, ma anche in hotel 3-4-5 stelle!! roba da 300 dollari a notte!!! Pensate che sono così diffusi a NYC che esistono siti appositi per segnalare i loro avvistamenti e "salvare" i futuri turisti!

-      problema 1 + problema 2 = un GRAN MAZZO per decidere in che hotel andare!!!

 

Abbiamo veramente setacciato il web, abbiamo controllato siti, abbiamo preso addirittura i cataloghi in agenzia per vedere eventuali hotel consigliati (scoprendo che le agenzie mandano in hotel pessimi!) alla fine abbiamo trovato e prenotato su booking.com 2 hotel: lo YOTEL e il NYMA. (nota entrambi forniscono la colazione, cosa rara a NYC. nello Yotel solo muffins, al NYMA qualcosa in più...). Entrambi posizione buona, entrambi buone recensioni. Avendo la cancellazione senza penali sino al giorno prima li abbiamo monitorati sino all'ultimo, sinchè la nostra scelta è alla fine caduta sul NYMA Hotel. Questo perchè a parità di prezzo le recensioni erano tutte positive, perchè era decisamente più centrale e perchè le stanze erano più grandi (lo Yotel infatti non dà stanze ma "cabine") e perchè (nota meno importante per noi) la colazione compresa era un po' più ricca .

 

Arriviamo in stanza e la troviamo subito accogliente, guardo fuori dalla finestra e vedo che la richiesta che avevo fatto tramite mail all'hotel (domandare è lecito, no?) è stata esaudita: davanti ho infatti la vista completa sull'Empire! FAVOLOSO! A destra si vede anche il Chrysler! (che è uno dei motivi per cui sono venuta a NYC)

Giusto il tempo di posare i bagagli ed usciamo, sono le 13, quindi in anticipo sul "piano" che avevo fatto. Bene, si parte col piede giusto! L'hotel è sulla 32th, quasi all'angolo con la 5th Ave., come avete visto praticamente sotto l'Empire. Diamo una sbirciata al grattacielo lungo il nostro cammino e raggiungiamo la metro sulla 33th str. park avenue (facciamo qui la tessera per i trasporti: Metrocard NYC 7 giorni 30$, anche se sprecheremo dei giorni è la più conveniente perchè vale per viaggi illimitati su metro e bus) dove avremo la linea diretta per la nostra prima meta. La metro a NYC sappiate che è caldissima sui binari e gelida dentro i vagoni, quindi ocio all’abbigliamento!

Usciti dalla metro però Mk avverte un languorino, io guardo la mitica mappa dei posti per mangiare che mi ero preparata (altro lavoro epico pre-partenza) e scopro che una filiale del famoso Shake Shack è proprio vicina perciò ci concediamo il nostro primo burger americano! (sì lì non si chiamano hamburger, ma solo burger!) Buonissimo!

Durante il primo tragitto a piedi e durante il tragitto post burger sino alla nostra meta ci sentiamo proprio come nei telefilms: tutto è come siamo "abituati" a vedere: tantissimi taxi gialli, case con la scala esterna in metallo, scuola bus giall …  ci sentiremo "in un telefilm" per praticamente tutto il viaggio!

A piedi ci facciamo una bella camminata per le strade dell'Upper East Side, quartiere "fighetto" di Nyc, attraversando la larga Park Avenue (che a me fa sempre venire in mente Arnold) e arriviamo alla meta: il Guggenheim Museum.

Entriamo e come prima cosa ritiriamo il City Pass che avevamo acquistato online.

 

Esistono diversi tipi di pass per nyc, prima di partire avevo valutato tutte le possibilità, ma alla fine questo che è il più semplice è quello più utile se uno sta relativamente pochi giorni e deve vedere per la prima volta i "must see" .

copio dal sito... CITYPASS TI FA ENTRARE a:

1 OSSERVATORIO DELL'EMPIRE STATE BUILDING (sia di giorno che la notte dello stesso giorno)

2 MUSEO AMERICANO DI STORIA NATURALE

3 METROPOLITAN MUSEUM OF ART

4 MoMA (MUSEUM OF MODERN ART)

5 TOP OF THE ROCK O MUSEO GUGGENHEIM

6 STATUA DELLA LIBERTÀ O UNA DELLE CROCIERE DELLA CIRCLE LINE

 

Noi sfrutteremo 5 attrazioni su 6. Per motivi di tempo non potevamo fare di meglio. Utile è che col pass si saltano quasi tutte le code o si hanno corsie preferenziali.

Noi però al Gugghenheim NON lo sfruttiamo (sì, si può quindi semplicemente ritirarlo in una delle attrazioni ma NON attivarlo). Paghiamo infatti a parte il biglietto per visitare il museo, questo perchè siamo interessati sia al Guggenheim che al TOTR ... che costerebbe di più, quindi paghiamo a parte il meno caro!

Noi siamo principalmente interessati alla struttura del Guggenheim: costruito da Frank Lloyd Wright ... ma abbiamo una sfortuna pazzesca: nella famosa "rotunda" c'è un'installazione luminosa (con tanto di pannelli bianchi lungo la "chiocciola" ) di un artista moderno (Turrell) perciò non si riesce a vedere bene. certo, l'installazione è affascinante, ma la Rotunda sarebbe stata meglio. Inoltre era pure vietatissimo fotografare quindi niente foto manco di quella! Facciamo perciò un giro nel museo, che pure essendo bello ed avendo delle opere notevoli, non ci colpisce più di tanto. E' pure piccolo, quindi dopo circa 45 minuti siamo fuori. Andiamo a riprendere la metro e raggiungiamo il Roosvelt Island Tram, cioè la cabinovia rossa  che porta alla Roosvelt Island: non credevo salisse così in alto!!!

nota: non vi ho detto che per girare in metro e bus (appunto questa funivia) abbiamo fatto la metro card che costa 29 dollari. (più 1 di emissione della tessera, perchè è ricaricabile)

Il tragitto è breve, circa 5 minuti. Arriviamo sull'isola ma non essendoci chissà cosa da vedere, ci limitiamo ad un piccolo giro nei paraggi della stazione della funivia, compresi dei giardini in cui vediamo che il baseball esiste veramente! e poi risaliamo sulla funivia e torniamo a Manhattan. Tornando indietro a piedi verso la metro passiamo davanti al famoso ristorante Serendipity ed entriamo dentro al grande negozio di dolciumi che si chiama Dylan's Candy Bar che è poco distante. Proprio davanti c'è poi Bloomingdale's (dove lavorava Rachel di Friends) e lì appena all'ingresso c'è una filiale della famosa Magnolia Bakery, che per noi appassionati di cupcakes è una mecca! Non ci lasciamo sfuggire la Special Bloomingdale's Cupcake: buonissima. Il tempo è nuvoloso, ma non piove, perciò decidiamo di continuare a piedi il nostro giro, godendoci i primi grattacieli, guardando da lontano il Chrysler (nell'attesa di andarlo a vedere da vicino) che mi attira sempre di più e passando sulla famosa grata su cui Marilyn Monroe faceva svolazzare la gonna. Camminiano sino ad arrivare all'Hotel Waldorf Astoria, in cui entriamo per ammirare l'enorme hall col suo grande orologio visto in tanti film.

Nota: nelle hall dei grandi hotels si può entrare … e normalmente c’è un bel bagno nella hall ;)

Continuiamo a camminare (senza nessun segno di jetlag!) passando davanti alla St. Patrick Cathedral e poi raggiungiamo il Rockfeller Center, dove a Natale mettono il grande albero e dove nella piazza (piazzetta visto che è piccola, al contrario di quello che credevo!) fanno la famosa pista di pattinaggio, sbirciamo il negozio Lego e giriamo l'angolo andando sulla 50th street, dove ci troviamo davanti il Radio City Music Hall, ma noi abbiamo un appuntamento da non mancare ... varchiamo infatti la porta del Top of The Rock ... si sale in cima al Rockfeller Center!!! Qui inauguriamo il nostro city pass. Non troviamo, stranamente, coda per salire quindi in pochi minuti siamo in cima. Abbiamo deciso di venirci per l'ora del tramonto in modo da vedere il panorama ancora con la luce e poi vedere accendersi la città. Appena arrivati ci troviamo davanti sua maestà il Central Park! la possibilità di vedere dall'alto il parco e quindi rendersi conto di quanto spazio occupa in città si ha solo salendo sul TOTR, quindi è un "must do" ! da lassù la vista è splendida, facciamo una marea di foto, e ci si trova esattamente davanti l'ESB !  pian piano il sole inizia a tramontare, così i grattacieli iniziano a prendere sfumature rosa, piano piano nyc si accende! restiamo sinchè fa buiogodendoci lo spettacolo di questa “natura di cemento”, poi ci decidiamo a scendere, anche qui senza coda, e raggiungiamo l'incrocio con la 6th avenue dove ci sediamo un po' ... effettivamente per essere il primo (mezzo) giorno e con un volo di 10 ore sulle spalle stiamo facendo sin troppo!

La stanchezza si sente perciò, anche se sarebbe abbastanza vicino, decidiamo di raggiungere il posto in cui vogliamo cenare con un taxi ... che io fermo come nei film alzando il braccio e fregando (il taxista ha detto che ha visto prima il mio braccio) una spagnola anche lei ferma al mio stesso angolo ! Son soddisfazioni! Saltiamo quindi sul taxi e ci facciamo portare dal famoso Carnegie Deli: vogliamo infatti provare una cosa tipica di NYC: il Pastrami!

da wikipedia: Il Pastrami è un piatto originario della cucina Ebraica proveniente dai Balcani e Medio Oriente (Turchia, Romania, Israele, ecc.), originariamente utilizzato come metodo di conservazione della carne prima che fosse usata la refrigerazione.

Il metodo di conservazione del prodotto consiste nel mettere la carne cruda sotto salamoia, poi essiccarlo, condirlo con varie spezie (aglio, coriandolo, pepe nero, paprika, chiodi di garofano) e infine affumicarlo e cuocerlo a vapore.

La carne utilizzata è solitamente manzo e precisamente la parte ombelicale per il suo basso costo, ma in Romania sono utilizzate anche carni di maiale e montone.

Si presenta come il carpaccio o come il prosciutto e cioè in fettine molto sottili con varie salse associate o verdure come cavolo e crauti.

È molto utilizzato anche negli Stati Uniti d'America essendo stato importato dagli immigrati all'inizio del XX secolo, soprattutto come street food, dove viene mangiato con due fette di pane di segale oppure come guarnizione per insalate e hamburger. Le variazioni e gli accostamenti sono molto vari vista la sua semplicità e il facile accostamento gastronomico con verdure e salse ma anche servito in ristoranti etnici specializzati.

Chiediamo al cameriere per conferma quale sia la specialità e risponde che sono pastrami e corned beef (un altro tipo di carne speziata) , siamo indecisi non conoscendo nessuna delle due cose, così il cameriere gentilissimo , senza che lo chiedessimo, ci porta un piatto con alcune fettine di entrambe per provarle! Alla fine ordiniamo uno e uno, ma le porzioni sono così enormi che ne basterebbe una in due! ma a fine pasto ci sta anche la famosa cheesecake, che dicono sia una delle migliori della città! Usciamo molto soddisfatti e dopo cena facciamo due passi, entrando ed uscendo anche da qualche negozio di souvenirs e il famoso negozio delle M&M's , sinchè non raggiungiamo Times Square! Non dico altro se non che sì sarà una piazzetta, sarà solo uno slargo tra due strade ma ... ha decisamente il fascino da "ombelico del mondo", soprattutto stracolma di gente come stasera! Continuiamo poi a piedi sino all'hotel (che dista 10 minuti), come prima giornata, avendo il jet lag siamo riusciti a stare svegli sino quasi mezzanotte! Ora però è proprio l'ora di dormire!

1 Agosto 2013

La mattina ci svegliamo e andiamo a fare la nostra prima colazione in hotel, scrivevano "Piccola colazione" ma c'è veramente di tutto, solo che non è roba cucinata. In Italia il "piccola" non l'avrebbero certo specificato. Io mi butto, come farò anche le mattine dopo, sui miei adorati donuts! Con la pancia piena percorriamo, sotto un bel cielo blu. i veramente 4 passi di distanza dall'ESB e varchiamo (usando il nostro pass e avendo compresa l'audioguida) la sua soglia! Apre alle 8.30, noi siamo lì alle 9 ... zero fila pure qui! il tempo di goderci un po' i pannelli esplicativi che spiegano la costruzione del grattacielo simbolo di NYC e arriviamo all’Observation Deck dove abbiamo una brutta sorpresa: nel giro di poco è diventato tutto nuvoloso! Che nervoso! Nonotante le nuvole non ci siamo accontentati dell' observation deck all' 86° piano dove vanno tutti, ma alle macchinette automatiche lì all'86° abbiamo fatto il (caro) biglietto per salire sino al 102° piano!!!Volevamo infatti andare nel punto più alto di tutta New York! (nb: quando verrà aperta al pubblico la Freedom Tower l'ESB perderà il primato). Saliamo sù ma ... inizia a diluviare! Così le foto sono orrende- Comunque, a parte il fatto del fascino di essere nel punto più alto della città, non c'è poi così tanta differenza con l'86°, o almeno non così tanta da valere un supplemento di 17 dollari a testa!!!

Scendiamo dall'ESB e andiamo alla Public Library, che già fuori è bella ed imponente ma vista la pioggia che viene giù a secchiate ci affrettiamo ad entrare: ci sediamo come tanti altri sui sedili di marmo a metà scale, per ammirare l'atrio ... e per sfruttare la wifi che funziona benissimo! (nota wifi: è ampiamente diffusa in città, è presente anche nelle piazze, ma anche quando non fornita dal comune ci sono così tanti negozi che la forniscono che non è un problema riuscire a connettersi. Nei musei poi funziona una meraviglia!) (altra nota: in molte piazze e strade si trovano anche caricatori per i cellulari. solari e non). Giriamo per i corridoi e le sale sinchè arriviamo nella sala di lettura principale, dove ammiriamo anche una copia della Bibbia di Gutenberg (è in una teca all'ingresso della sala). E' tutto molto bello e verrebbe voglia di fermarsi a leggere un bel libro! Ma abbiamo ben altro da vedere oggi, così usciamo, restando colpiti dal fatto che proprio davanti all'uscita ci sono tavolini e sedie a disposizione della gente ... cosa che noteremo in tantissime parti della città! Sia chiaro, la notte NON vengono tolti, restano lì e la mattina dopo ci sono ancora! Proseguiamo a piedi per qualche blocks, sinchè non arriviamo (finalmente!) al cospetto del Chrysler Building: è uno dei motivi per cui sono qui a NYC! ma non ci limitiamo all'esterno... noi entriamo!!! E' infatti visitabile la hall ogni giorno in orario lavorativo, quindi sino a circa le 16.30. Voglio darvi due notizie in merito al Chrysler:

-Fu completato nel 1930 ........ ve ne rendete conto?!?!?!? Io sono sempre stata affascinata dal fatto che negli anni '30 costruivano queste "leggiadre enormità" dall'altro lato dell'oceano mentre noi al massimo avevamo lo stile fascista così "imponente e fisso"

-Fu eretto velocemente (circa quattro piani a settimana) e nessun operaio morì durante i lavori. A quel tempo, i costruttori di New York facevano a gara nel costruire il grattacielo più alto del mondo: il costruttore del Chrysler, van Alen, era in gara con Severance (che stava costruendo il grattacielo Numero 40 di Wall Street). Van Alen vinse perchè non mostrò sino alla fine che stava costruendo anche la guglia del Chrysler! Sì, durante tutta la costruzione del grattacielo coprì con dei teli la sommità dell'edificio e solo quando Severence concluse il suo lavoro scoprì la sua opera!

-L'atrio fu progettato per esibire le automobili e fu interamente decorato in marmo (che sembra alabastro!), granito e acciaio cromato.

- Splendidi sono i 18 ascensori le cui porte sono in legno pregiato decorate a intarsio con motivi che ricordano un loto stilizzato.

Dopo il Chrysler andiamo a vedere il "Palazzo di Superman" : the News Building, che in Superman è la sede del Daily Mail dove lavora Clark Kent. E' inutile, a me lo stile Art Deco americano piace! Anche questo grattacielo è stato costruito nel 1930. Nella hall c'è il "revolving globe", che compie un giro ogni 10 minuti.

Torniamo poi sui nostri passi sempre col naso all'insù, e arriviamo, sempre sotto il diluvio, alla Gran Central Station: bella e vista in tanti film.

Visto il diluvio e visto che si è fatta l'ora di pranzo, prendiamo la metro nella stazione interna a Grand Central e raggiungiamo la 6th Ave angolo 56th str. (nb: a NYC date sempre gli indirizzi completi, soprattutto ai taxisti, le Avenue sono così lunghe che devono sapere a che altezza vi devono portare!) Oggi andiamo infatti a pranzare in un grande albergo: Le Parker Meridien Hotel ! Sì, "tecnicamente" quello che ho scritto è ver, solo che ...”YOU HAVE TO FOLLOW THE SIGN”: nella hall si vede una coda di persone ... ci si mette in fila e poi si scorge il cartello col disegno di un burger ... e si attende con pazienza! Dopo circa 20 minuti riusciamo ad arrivare all'ingresso del "posto segreto” ... che tanto segreto ormai non è ! E' il Burger Joint, http://burgerjointny.com/ ( ormai ha pure un'altra sede sull 33th 8 ave) . Nel corridoio di accesso , prima di entrare nel locale, si deve prendere il foglietto per le ordinazioni (ci sono i foglietti in tutte le lingue, come questo http://www.parkermeridien.com/burgerjoint.php) poi si entra e si fa la coda per ordinare , che ha fatto Mk, mentre io facevo la caccia ad un posto a sedere. la mia italianità viene fuori ... vedo una ragazza seduta da sola in un tavolo da 4 , mi avvicino e le chiedo in inglese (anche se ho già capito che è italiana..dalla faccia!) se ci sono mica due posti liberi al suo tavolo e se possiamo sederci lì ... et voilà, posto a sedere trovato!

Il burger è buono ma, anche se è stato eletto uno tra i migliori burger della città, io e mk abbiamo preferito quello di Shake Shack! Certo, il contrasto di questo posto “arrangiato” con la hall del super hotel in cui è posizionato è notevole, ed è proprio questo forse che fa avere un “fascino” in più all’esperienza lì.

Finito di mangiare usciamo ... sotto il diluvio ! Uffaaaaaaaa che tempaccio!!! Siamo ad Agosto!!!! Non ci resta perciò che andare in giro per luoghi chiusi, che vista la zona in cui ci troviamo sono ... negozi !!!! Non siamo tipi da shopping, non siamo i classici italiani che vanno a NYC per riempire le valigie girando solo tra i negozi, però un po' di shopping è inutile, a NYC ci scappa! Per prima cosa facciamo un salto al Christmas Cottage, il negozio di Natale aperto tutto l'anno che è sull'8 Ave. Camminiamo lungo le strade (si perchè stiamo andando in orizzontale) e, come ieri, ci sentiamo ancora in un telefilm: colpisce che i tombini fumino sul serio! apitiamo per caspo proprio davanti al negozio Amercrombie&Fitch, e visto che non c'è coda per entrare (avevo letto di cose lunghissime), facciamo un giro dentro e acquistiamo due magliette per 25 euro cad. All'ingresso, come in ogni negozio A&F, c'è l'appuntamento tristissimo col modello di turno. Bah. Attraversiamo la strada e andiamo nell'unico negozio in cui volevo andare: Tiffany ! Non avevo idea di come potesse essere dentro: semplicemente enorme! Chiedo ad una delle commesse che ti accolgono a che piano (sì, piano! mica penserete che Tiffany sia un negozietto!) trovo l'argento, saliamo e ... facciamo un acquisto per me! Una volta che nelle mie mani ho la famosa scatolina di Tiffany sono una donna felice! Facciamo un giro anche al piano degli anelli di fidanzamento, poi con tutto lo sbrilluccichio ancora negli occhi usciamo. Visto che siamo in zona, facciamo ancora pochi passi verso nord e raggiungiamo l'Apple store, in cui entriamo a fare un giro, giusto per curiosità e per sfruttare la wifi. Risaliti in superificie (l’Apple store è sotterraneo)entriamo nell'adiacente negozio di giocattoli Fao Schwarz , famoso perchè al suo interno c'è la grande pianola del film "big" com Tom Hanks ... sui cui grandi e piccoli possono salire a giocare! Ovviamente ci saliamo anche noi! orniamo poi in hotel sfruttando uno degli autobus che percorrono la 5th Ave. Vi ricordo che la tessera metrocard vale anche sui bus e spesso usare il bus evita di fare lunghe camminate... soprattutto verso sera, con la stanchezza di tutta la giornata nei piedi, il bus anche se per poche fermate è una manna! Entriamo in camera a lasciare gli acquisti della giornata e guardando dalla finestra vediamo lo spettacolo dell’ESB illuminato di verde.

Usciamo per andare a cena, stasera si va in un Diner , di quelli coi divanetti come nei film! La scelta, visto che non è lontano, cade su Tick Tock Diner , 8th Ave angolo 34th str, www.ticktockdinerny.com atmosfera da film americano, ma cibo così così. Niente di indimenticabile. Avventori di ogni tipo, sia turisti che gente del posto. Nota: io rimango basita pensando che gli americani (anche le coppie chiaramente ad un appuntamento) escono la sera per andare a cena a mangiare ... panini! sì, che siano panini col pastrami, che siano burger, che siano sandwiches, che siano hot dog ... ma sempre panini sono!!!!!!!! Bah.

Percorriamo la 34th passando davanti all'enorme Macy's  e così come la nostra giornata era iniziata sull'ESB, così è finita: come vi ho già scritto, col City Pass si ha oltre all'ingresso diurno all'ESB anche l'ingresso per la stessa sera dopo le 22. Arriviamo all'ingresso e vediamo il vuoto ... gatta ci cova ... appena varchiamo la soglia dell'ESB gli addetti iniziano a dirci che Se vogliamo salire dobbiamo sapere che ci sarà visibilità ZERO !!! Dicono chiaramente che non sarà visibile assolutamente nulla, neppure le strade immediatamente vicine !!! La gente che vorrebbe pagare il biglietto quindi gira i tacchi e se ne va, noi che abbiamo il biglietto gratuito che vale solo stasera decidiamo, non avendo nulla da perdere, di salire. I corridoi vuoti, l'ascensore "privato" per me e Mk, il silenzio ... tutto ha un che di surreale . Arrivati in cima usciamo ed è tutto "realmente surreale". Siamo soli, in mezzo a nuvole verdi che si muovono attorno a noi. Ci guardiamo e dopo un primo momento di delusione perchè davvero non si vede nulla o quasi, poi ci godiamo questa opportunità particolare: siamo soli sull'Empire State Building! Definiamo la città vista da qui "Gotham City": siamo totalmente avvolti dalle nuvole, non si scorge quasi nulla, la luce verde con cui è illuminato stasera l’ESB si riflette sulle nuvole e fa davvero sembrare tutto irreale. Ovviamente avessimo dovuto pagare il biglietto non saremmo saliti, ma siamo lo stesso contenti di averlo fatto perché è stata una situazione quasi irreale, che difficilmente si potrà replicare se mai torneremo a NYC.

Scendiamo e torniamo in hotel perché domani ci aspetta una grandissima giornata!!!

2 Agosto 2013

Scendiamo nella hall alle 4.15 ...sì avete letto bene!

Ieri avevamo prenotato tramite l'hotel un servizio taxi per farci portare all'aeroporto di Newark. Il nostro autista è un signore che lavora anche in hotel da noi, è simpatico, durante il tragitto chiacchieriamo e quando passiamo nei pressi di Ground Zero ci facciamo raccontare il suo 11 Settembre. E' inutile, a sentirne parlare da un diretto interessato viene ancor più il magone.

Arriviamo a Newark , superati agilmente i controlli, avendo a malapena uno zainetto non dobbiamo preoccuparci del bagaglio, saliamo sull'aereo (un ERJ-145 da 50 persone) United Airlines (prenotato a Maggio, con spesa complessiva a/r per due persone di 410 euro - Le gite organizzate costavano circa 500€ a testa, organizzandoci da soli li abbiamo spesi in due tutto compreso.) e partiamo puntuali alle 6.50. Destinazione Buffalo, cioè l'aeroporto più vicino alle CASCATE DEL NIAGARA !!!  Cerco subito di guardare NYC dall'alto, ma rimane proprio dal lato in cui sta sorgendo il sole per cui non riesco a vedere benissimo: ma quel poco che vedo mi piace molto! E' inutile i grattacieli sono belli anche dall'alto! Mi colpisce che appena termina la città di NYC, subito alle sue spalle, c'è il nulla!!! Io mi immaginavo sterminate periferie, cittadine, autostrade ... ed invece solo alberi e acqua! Siamo talmente stanchi che crolliamo subito in un sonno profondo, il problema è che il volo è veramente corto: solo 50 minuti! ci svegliamo che siamo già attorno a Buffalo, io mi diverto a guardare le "casette dei telefilm" che sono tutte col loro vialetto ed il giardinetto.

Dopo pochi minuti dall'atterraggio siamo al banco della Alamo per ritirare la macchina che abbiamo noleggiato tramite Economycarrentals per 45,92$ cioè circa 34 euro.

La scelta dell'auto come trasporto è dovuta al fatto che hanno eliminato il bus diretto che una volta collegava l'aeroporto con le cascate, quindi ora toccherebbe prendere un bus sino a Buffalo Downtown e poi da lì uno per le cascate, ma gli orari non sono neppure consequenziali quindi ci si impiegherebbe un sacco di tempo. (Credo lo abbiano fatto per "sponsorizzare" l'uso dei taxi privati o degli shuttle che però hanno costi altissimi!) La distanza aeroporto-cascate è di mezzora, quindi fattibilissima. Mi sono stampata le indicazioni di Google e le abbiamo seguite pedissequamente non avendo alcun problema.

Preso possesso della nostra “piccola” auto (che è due volta la nostra auto italiana! gli americani hanno manie di grandezza sulle macchine!) e superati i primi momenti di ansia col cambio automatico ci mettiamo in strada, notando come gli americani siano pazzi alla guida!! Non c'è uno che vada piano, tutti sorpassano a destra e rigorosamente senza freccia! O la zona di Buffalo è la Napoli degli Stati Uniti o sono proprio pazzi tutti! Seguendo le indicazioni di Google Maps che ci siamo stampati non abbiamo difficoltà, arriviamo velocemente al ponte sul Niagara per passare il quale c'è da pagare il pedaggio. Arriviamo in circa 35 minuti, essendo presto la mattina non abbiamo alcuna difficoltà nel trovare parcheggio nel parking P1, quello più vicino alla nostra prima meta. Ormai ci siamo. Finalmente sono al Niagara Falls State Park!

noi puntiamo dritti al sodo: io sono qui per indossare un impermeabilino blu ... lo sogno da una vita, quindi andiamo dritti alla biglietteria per il Maid of The Mist, il giro in battello. Ci distraiamo giusto un attimo per dare un primo sguardo alle cascate, poi visto che la gente è ancora poca (sono le 9 passate da pochi minuti !) scendiamo subit: finalmente è il mio turno, mi danno l'impermeabilino blu ... lo indosso e mi metto in fila felice come una bimba al luna park! Prendiamo davvero uno dei primi battelli della giornata: è inutile dire che sono emozionatissima (mk meno visto che c’era già stato in passato)! I l battello parte, noi abbiamo una buona posizione, in alto e davanti, non essendoci il pienone riusciremo anche a muoverci durante il tragitto. Le foto le voglio fare, sarà una faticaccia perchè per riparare la macchina fotografica la terrò dentro alla manica, ben legata alla mano, e la tirerò fuori per scattare ... ma ogni volta si sarà bagnata quindi dovrò asciugarla dopo ogni scatto ... ma asciugarla mentre arriva l'acqua non sarà cosa semplice... ma voglio scattare le foto, devo avere ricordi di questo momento oltre a quelli che resteranno ben impressi nella mia mente!

Già alle cascate americane faccio una marea di foto , ci si avvicina poi sempre di più alle cascate canadesi e diventa un po' complicato fare le foto... acqua ovunque, fragore dell’acqua che cade, gente bagnucchiata che si muove agitatamente sul battello … il rumore diventa davvero forte, l'acqua nebulizzata è tanta, l'emozione ... tantissima! si arriva ben vicini alle cascate: non mi sembra vero essere qui, ma ci sono veramente!!! Si arriva abbastanza vicini, poi piano piano si inizia a tornare indietro e allontanandosi l'atmosfera è molto calma e possiamo goderci la vista in modo più tranquillo. Guardiamo il lato canadese, totalmente diverso dal lato americano: il primo totalmente costruito, l’altro più naturale. Sbarchiamo (tenendoci l'impermeabilino, of course!) ma non è finita qui:  mentre la maggior parte della gente NON legge i cartelli, noi e alcuni altri seguiamo un'indicazione che fa prendere una deviazione e non andare direttamente agli ascensori che porteranno all'uscita ... E' così che i troviamo a fare una delle esperienze più belle mai fatte in vita mia... saliamo su una scala di legno e andando sempre più sù  si arriva VERAMENTE vicino alle cascate! Dire che ci si bagna è dire poco!!!!!! Sembra di prendere delle secchiate: siamo veramente bagnati, nonostante gli impermeabilini, soprattutto le scarpe e le calze! Dopo qualche momento passato lì vicino scappo via, d'istinto inizio a dire "stop water! stop water! stop water! stop water!" ad alta voce ... non ne posso veramente più! Ma contemporaneamente mi sono divertita come poche volte!

Risaliamo con gli ascensori e ci fermiamo sulla piattaforma panoramica (orrida costruzione) per fare qualche foto, poi usciamo dall'area del Maid of the Mist e attraversando i giardini (in cui apprezziamo i cartelli di divieto di fumo anche all’aperto, che ci sono spesso anche a NYC) decidiamo di andare a pranzare ... in CANADA! Basta avere infatti dietro il passaporto e si può percorrere a piedi il Rainbow Bridge che collega, appunto, i due stati. Nel punto del ponte in cui si passa da USA a Canada saltello da una parte all'altra dicendo "Stati Uniti" "Canada" facendo ridere altri turisti ... che poi faranno lo stesso! L'ingresso in Canada è quasi una formalità, chiedono solo se si è già stati nel paese (ma Mk c'è stato più di 10 anni fa quindi l'agente gli dice che è come fosse "nuovo" per loro) e controllano ovviamente il passaporto mettendo il timbro del Canada. La parte canadese appare già da subito totalmente diversa dall'americana: è tutto preciso, perfetto, ovviamente molto turistico ma dà un senso di ordine e di cura che mi piace molto. Prima di partire tutti mi avevano detto che i palazzoni erano orrendi, ma a me non sono dispiaciuti, non sono poi così orridi. La passeggiata lungo le cascate dona panorami meravigliosi, soprattutto quando si arriva dove si vedono le cascate nella loro interezza. Percorriamo tutto il lungocascate (lungofiume?) restando affascinati dalla vista sulle Horseshoe falls. Chi dice che le cascate lo hanno deluso è perchè le ha viste solo dal lato americano! Sul lato canadese infatti si può arrivare veramente vicino alle cascate! Ammirarle da lì ha un che di ipnotizzante, ci si rende conto della vera portata d'acqua e della velocità con cui scorre! Si resta ipnotizzati dall’acqua che scorre e si getta nel vuoto.

E' l'ora di pranzo, da bravi turisti con poco tempo a disposizione ci infiliamo nel complesso di negozi di ristorazione che è proprio lì a bordo cascate, Mk appena vede il menù sobbalza: c'è il mitico "French Poutine" ! E' una cafonata, di cui mi ha sempre parlato, che ha imparato a conoscere durante un soggiorno studio in Canada fatto alcuni anni fa. Copio da wikipedia: Poutine is a common Canadian dish, originally from Quebec, made with french fries, topped with brown gravy and cheese curds. Sometimes additional ingredients are added.
This fast food dish can now be found across Canada, and is also found in some places in the northern United States, although it is still exotic enough there to sometimes need describing. It is sold in small "greasy spoon" type diners (commonly known as cantines or casse-croûtes in Quebec) and pubs, as well as by roadside chip wagons (commonly known as cabanes à patates, literally "potato shacks"). National and international chains like New York Fries, McDonald's, A&W, KFC, and Burger King also sell mass-produced poutine in Canada. Poutine may also contain other ingredients such as bacon, beef, pulled pork, lamb, lobster meat, shrimp, duck or rabbit confit, caviar, and truffles.

Non ci si pone neppure il dubbio: si prende! Devo dire che non è affatto male, anche se ha un discreto peso specifico sullo stomaco. Lo mangiamo seduti su una panchina con vista cascate e questo lo rende davvero speciale.

E’ l’ora di tornare indietro negli Stati Uniti: arrivati al Rainbow Bridge scopriamo che gli americani sono dei pezzentoni, perchè per rientrare negli USA si devono passare dei tornelli a pagamento! Poco, ok, mi pare 1/4 di dollaro, ma comunque veramente una caduta di stile! Il controllo doganale è decisamente più serio di quello canadese, ci tocca infatti fare un po' di coda e ci toccano un po' di domande del poliziotto; poi finalmente rientriamo negli Stati Uniti, pronti per visitare la parte americana del parco!

Il lato americano è grande, la stanchezza per noi inizia a farsi sentire così decidiamo di usufruire del servizio di trolley che fa diverse fermate lungo il percorso; noi vogliamo arrivare all'ultima fermata col tram, così da arrivare alle cascate per vedere la differenza di vista rispetto al Canada e poi tornare indietro. Andiamo perciò alla fermata e chiediamo dove fare il biglietto (1$), la ragazza visto che il trolley sta arrivando ci dice che lo potremo fare alla fermata in cui scendiamo, pertanto saliamo e ci accomodiamo stretti stretti in due nell'ultimo posto a sedere rimasto. Arrivati nel punto più vicino alle cascate ci accorgiamo subito che la vista non regge il confronto: è proprio vero, se uno vede le cascate solo dal lato americano può rimanere deluso! Non si apprezza per nulla il grande ferro di cavallo che creano e non si riesce a capire l'enorme portata d'acqua! Iniziamo a percorrere il parco per tornare indietro, notando subito la differenza che come vi dicevo prima è evidente: il lato americano è più naturale, con boschetti e fiumiciattoli. Gli arcobaleni sono onnipresenti sia sul Niagara che nelle cascate minori. Cammina cammina, percorriamo i sentieri e arriviamo all'ultimo tratto: quello in cui si costeggiano le rapide! Sono forse la cosa che più mi ha colpita. Sarà che non c'è nè ringhiera nè nulla a separare il visitatore dalle rapide, sarà che se uno (pazzo) volesse può allungare la mano e toccarle ... ma cavoli, mi hanno davvero impressionata! Siamo rimasti davvero tanto a guardarle, sono spaventose!!! Affascinanti, ma danno anche il senso di paura perchè vedi la forza dell'acqua, vedi come si creano correnti, onde, "salti" di acqua : ho cercato di immaginarmi che cosa sarebbe caderci dentro e l'unica risposta è stata la morte sicura! A questo punto il nostro tempo a disposizione è finito: riprendiamo la nostra auto e ripercorriamo a ritroso la strada dell'andata sino all’aeroporto. L'aereo United però non c'è. Ci comunicano (anche via e-mail, che controllo dal cellulare) che arriverà proprio in ritardo. Porca zozza, noi che siamo cotti dalla stanchezza non volevamo tornare tardi! Anche perchè non vogliamo prendere il taxi come all'andata per raggiungere l'hotel! Ad un certo punto le hostess ci dicono di prepararci velocemente perchè se riusciamo ad essere velocissimi potremmo riuscire a salire al volo (batuttona!) sull'aereo appena atterrato, sennò dovremmo aspettare circa due ore!! Manco a dirlo, in un baleno siamo tutti seduti sul nostro aereo ... e in secondo ... ci addormentiamo!

Atteriamo a Newark e decidiamo di tornare a NYC coi mezzi pubblici: prendiamo quindi l'Airtrain e poi l'NJ TRANSIT ($5.50 a testa) che è un normale treno del New Jersey, quindi salgono persone "normali", non solo turisti che arrivano dall'aeroporto. Diciamo che ... ci sono facce di ogni tipo … veramente di ogni!  La cosa per noi comodissima è che questo treno ferma direttamente a Penn Station perciò vicinissimo al nostro hotel, che si trova nella 32th che è poi conosciuta come Korea Town. Andiamo però diretti alla Heartland Brewery che è proprio alla base dell'Empire SB, perchè avevo letto che ci si mangia bene e perchè è ad un palazzo di distanza dall’hotel visto che stanchi come siamo (è la giornata di Niagara, ricordate?) non riusciremmo a fare un passo di più. Mangiamo molto bene e comodamente seduti e serviti: proprio quello che ci voleva! Dopo cena non abbiamo manco la forza di fare due passi. Stramazziamo nel letto.

3 Agosto 2013

Anche stamani sveglia presto (non dormiamo mai! Ma d'altro siamo a New York, tempo per dormire lo avremo a casa!): saliamo su una metro, deserta ed un po' inquietante, in direzione Downtown ... peccato che non notiamo che sul treno ci sia scritto Brooklyn Downtown ( o meglio noi pensiamo siano due destinazioni diverse, non la downtown di Brooklyn) così abbiamo dei veri istanti di terrore quando all'improvviso la metro esce all'aperto e ci rendiamo conto che stiamo passando il fiume! Noi NON dobbiamo passarlo, noi dobbiamo andare a Manhattan Downtown, non a Brooklyn Downtown! E dobbiamo arrivarci entro un determinato orario perchè abbiamo una prenotazione! Accidenti!!! Complici pure dei lavori sulla linea che fanno rallentare a passo d'uomo la metro sembra di non arrivare più alla prima fermata disponibile (che già di suo è lontanissima!).

Arrivati scendiamo alla velocità della luce e correndo ( ! ) andiamo a cercare il binario giusto per tornare indietro a Manhattan! Alla fine, tutti trafelati e col fiatone, raggiungiamo la fermata Bowling Green. Dobbiamo arrivare lì per le 8 perchè dobbiamo ritirare il biglietto (che abbiamo prenotato da casa) per salire sulla CORONA della Statua della Libertà! Questo biglietto ha un orario ben preciso, mandano delle email dopo l'acquisto con le indicazioni da rispettare per il ritiro, perchè l'orario della prenotazione (nel nostro caso le 8.3=) indica l'ora in cui ci si deve al massimo presentare ai controlli (una volta era l'ora di imbarco sul traghetto).Si devono infatti passare controlli tipo aeroporto, con metal detector, controllo borse ecc ... (ma questo accade più o meno ovunque a NY, anche ad es sull'Empire. Ormai ci siamo abituati). Essendo presto per fortuna allo sportello ritiro biglietti che si trova dentro a Castle Clinton non troviamo coda, così riusciamo ad arrivare ai controlli addirittura in anticipo. Passati i controlli andiamo sul molo, da cui si vede la statua (a sinistra) e ellis island (a destra).Ci colpisce subito che la Statua della Libertà è veramente PICCOLA ! Saliamo sul primo battello, dopo pochi minuti passiamo davanti ad Ellis Island, che è ancora chiusa (motivo per cui dovremo tornare a NYC un giorno!) a causa dei danni subiti dall'uragano Sandy che si è abbattuto su NYC nel novembre 2012. Arriviamo poi alla Statua, che anche da vicino mi risulta sempre piccola, me la immaginavo decisamente più imponente! Sbarcati andiamo subito all'ingresso del monumento, c'è infatti da fare un'altra coda: quella per lasciare qualunque zaino, borsa, ombrello e simile negli armadietti tecnologici che si aprono solo con l'impronta digitale! (costo 1 o 2 $, non ricordo). E' infatti vietato portare qualunque cosa tranne la macchina fotografica.
Entriamo finalmente nella statua e come prima cosa ci troviamo davanti la fiamma originale, saliamo poi sul piedistallo da cui ammiriamo proprio da sotto la statua e il panorama che, nonostante il tempaccio, è notevole. Arriviamo al punto in cui, mostrando il nostro braccialetto apposito, ci fanno salire sulla piccola scaletta che porterà alla corona. Siamo pochi privilegiati, la caccia al biglietto è stata ardua ma fruttuosa. Alla fine della scaletta io inizio a canticchiare la sigla di Ghostbusters (memore del film ambientato proprio qui
) e la ranger che è di guardia in cima (non vi ho detto che Liberty Island è Parco Nazionale, quindi controllato dai rangers stile Yoghi e Bubu) mi guarda e dice "Io odio Ghostbusters, lo cantate tutti! "opsss... mi ha sentita! hi hi hi . Arrivati nella piccola testa della Statua, siamo finalmente dalle finestrelle! Dico piccola perchè non ci stanno più di 10 persone . guardiamo dalle finestrelle ed io penso che i soldi del biglietto sono meritati : sapere di essere dentro la testa della Statua della Libertà ha il suo perchè! Scesi dalla corona facciamo un giro nell'interessante museo interno alla Statua che descrive la storia della Statua, interessante è stato, per me, scoprire che si sono ispirati al nostro Sancarlone di Arona e che la statua prima di essere spedita a NYC era stata montata a Parigi, ed è simpatica la parte finale coi cartelloni pubblicitari con la Statua come soggetto. Usciti dalla statua e recuperato lo zaino, facciamo un giro sull'isoletta ammirando Lady Liberty da tutte le angolazioni poi torniamo sul battello da cui scattiamo ovviamente altre foto al panorama.

In navigazione vediamo anche lo Staten Island Ferry, ferry arancione, che è gratuito e che molti turisti usano per vedere la Statua della Libertà dal mare senza pagare. Scesi dal battello, attraversiamo Battery Park che è un gran casino! Sì, è tutto in rifacimento , probabilmente sempre colpa dell'uragano, anche la Sfera (opera di Fritz Koenig) che era sotto le Twin Towers infatti si può vedere solo da lontano e attraverso le grate dei lavori, mentre andiamo via dal parco benediamo il fatto di aver prenotato per la mattina presto la visita, perchè sta arrivando il mondo intero! Passando sbirciamo la vecchia dogana (Custom House) , ora museo dei nativi d'America (ho letto che è molto interessante, ma il tempo a nostra disposizione è quello che è) e andiamo all'angolo in cui inizia la Broadway e dove c'è la statua del Charging Bull ... che è un attimo attorniata da gente! ci mettiamo in posa per la benaugurale toccatina degli attributi del toro e poi proseguiamo lungo la Broadway arrivando alla Trinity Church, nell’attiguo piccolo cimitero restiamo colpiti delle bandiere sulle tombe, l'interno invece non ci colpisce molto, tranne che per il portone d'ingresso che è ispirato alle porte del battistero di Firenze. poi ci lasciamo alle spalle la chiesa ed imbocchiamo Wall Street e percorriamo i pochi passi che ci separano dalla più famosa Borsa del mondo davanti alla quale facciamo una sosta culinaria: prendiamo il famoso hot dog dal carretto come nei migliori (e peggiori) film americani.

Torniamo poi sulla Broadway passando davanti al Red Cube posto davanti a Zuccotti Park, entriamo in un Mac per fare .. plin plin e vediamo che c'è addirittura un pianista che suona! A NY pure i Mac sono sboroni! Camminiamo con lo sguardo in basso e poi cerchiamo l'orologio incassato nel marciapiede ed essendo arrivata l'ora di pranzo (e dovendo rimanere in zona perchè abbiamo un'altra prenotazione da rispettare per le 15.30 ) iniziamo a cercare un posto per pranzo ... mamma mia, che zona di brutti locali per nulla invitanti! Persino lo Starbuck's nelle vicinanze non invita ad entrare! Ci infiliamo pertanto nelle stradine laterali, stiamo quasi per perdere le speranze anche lì quando come un miraggio ci appare ... Zeitzeff, accogliente posticino in cui mangiare un burger cotto al momento (in cui finalmente scaldano anche il pane!): ci accomodiamo ad uno dei tavoloni, i nostri vicini sono simpatici, due di loro sentendoci parlare in italiano ci rivolgono la parola in italiano stentato dicendoci che vengono dal Brasile ma che hanno origini italiane, del Veneto per la precisione. Il pranzo si rivela davvero piacevole, sia per il cibo, che per l'ambiente che per la compagnia. Insomma, se siete in zona Ground Zero venite qui a mangiare! Zeitzeff, 72 Nassau Street. Usciamo dal locale e quasi ci commuoviamo: c'è finalmente il cielo blu!!!! Non ci possiamo quasi credere! Attraversiamo la strada ed entriamo nella St. Paul's Chapel : la chiesetta più vicina a Ground Zero, in cui si andavano a riposare i soccorritori durante le pause tra i turni di lavoro ed in cui le famiglie dei dispersi andavano a mettere foto ed appelli per ritrovare (in qualche modo) i loro cari. Oggi nella chiesa sono rimaste testimonianze di quei giorni e vederle rende tutto più reale. Ed è commuovente. Nel giardino della Cappella c'è una campana, la " Campana della Speranza" (Bell of Hope) , regalata dal sindaco di Londra alla città di NY per commemorare l'11 Settembre.I suoi rintocchi risuonano ogni 11 settembre a New York e ogni volta in cui accadono tragedie nel mondo, ad es. nel caso degli attacchi alla stazione dei treni di Madrid nel 2004, alla metropolitana di Londra nel 2005 e nel caso del massacro in Norvegia nel 2011…

Usciamo dalla St. Paul's Chapel con un po' di magone ed andiamo a completarlo a ... Ground Zero. La prenotazione che dovevamo rispettare in zona è infatti per l'ingresso al 9/11 Memorial. Passiamo i tornelli velocemente, mostrando il pass acquistato sul web, poi ci mettiamo in coda per arrivare ai controlli. Mentre siamo in coda ci guardiamo attorno godendoci finalmente il cielo blu: sembra un’altra città! Passati i severi controlli finalmente arriviamo dalle grandi fontane che sono costruite sul perimetro delle due Twin Towers. Leggere quei nomi sui bordi delle fontane fa riflettere e rende tutto terribilmente reale.

Le fontane io le ho interpretate, credo, in un modo molto razionale: sono grandi come il perimetro delle torri, così che guardandole si capisce quale era la loro grandezza, l'acqua che scorre "a cascata" per me simboleggia l'eternità, il ricordo eterno, visto che l'acqua non si ferma mai. Riguardo ai nomi, sono messi secondo un così stretto rigore logico (vi evito la spiegazione, si trova anche su wikipedia) che c'è poco da interpretare. Ah, ho apprezzato anche che abbiano incluso tra i nomi anche le sei vittime del primo attentato alle Torri, quello del 26 febbraio 1993 in cui il World Trade Center fu danneggiato gravemente alle fondamenta dall'esplosione di un furgone imbottito di circa 680 kg di esplosivo.

L'edificio al centro di Ground Zero è il Museo dell'11 Settembre, che non è ancora aperto, (edit 2016: ora è aperto!) sbirciando dentro si vedono due dei pilastri originali delle torri. La Freedom Tower è pronta quasi del tutto, devono però ancora inaugurarla. Sarà poi l'edificio più alto di tutta New York. (edit 2016: ora è aperta e ci si può salire sopra) . Tutto attorno è ancora un gran lavorare, gru da tutte le parti. Sinceramente, non sapevo che oltre le torri per motivi di sicurezza avessero dovuto poi buttare giù molti altri edifici. L'ho scoperto lì. Ma altrettanto sinceramente, non condivido il fatto di far pagare un biglietto, anche se minimo (2$+ donazione), per poter venire a Ground Zero! L'ho pagato perchè davvero volevo rendere omaggio al luogo e alle vittime, ma non ho voluto fare una donazione consistente perchè ho scoperto che questi soldi NON vanno, come auspicavo, ai parenti delle vittime, ma serviranno per la ricostruzione! Ora io dico, perchè VOI non volete rinunciare a ricostruire dei grattacieli (come avrei preferito) in uno spazio così grande a Manhattan perchè questo spazio non vi frutterebbe soldi ... IO devo pagarvi la ricostruzione?!??!!? Eh no cari americani, a me non sta bene! Se volete omaggiare le vittime a mio avviso dovevate lasciare tutto vuoto, con le sole fontane coi nomi e stop! Quello sarebbe stato un Memoriale! Non che fate le fontane, ma attorno ci ricostruite i grattacieli (così ci potete continuare a guadagnare in quello spazio ) e ci costruite un Museo dell' 11 Settembre così poi venderete i biglietti ai turisti! Perchè , ci scommetterei, che col cavolo che il museo sarà gratuito!! Vabbè , questa è la mia personale opinione. Scusate.

Prima di andare via diamo un'occhiata al Survivor Tree, l'albero dei sopravvissuti: l'unico albero sopravvissuto tra quelli che erano nel piazzale sottostante le torri (e sopravvissuto pure all'uragano del 2010). Cito dal sito Ansa: Quell'albero (un pero) è diventato un simbolo nel simbolo. Aveva alcune radici strappate, il suo tronco era annerito dalle fiamme, dal fumo, dalla polvere-cemento del World Trade Center. Era stato per quasi un mese senza vedere la luce del sole, 'respirando' l'aria avvelenata che per mesi dopo l'attentato era ristagnata nella punta Sud di Manhattan. Però era vivo. Ed è sopravvissuto. Il 'survivor tree', allora alto poco più di 2 metri, è stato portato in un'infermeria del Parks Department della città di New York, curato per anni e il 23 dicembre del 2010 è tornato a Ground Zero, per essere trapiantato nella terra di New York come un simbolo. Ora è alto più di 9 metri, un simbolo di vita in quell'angolo di Manhattan segnato dalla violenza.

Lasciamo Ground Zero, vedendo pure gli strani mezzi della polizia newyorkese che “escono” dalle camionette come fossero delle “cabine sopraelevate”. Ci incamminiamo sempre lungo la Broadway, per la prima volta sotto un bel sole, ammirando il Woolworth Building e, prendendo sulla destra in Park Row, vediamo il rosso Potter Building e la Beekman Tower di Frank Ghery (la torre dietro tutta color metallo) che sono accanto al famoso negozio di elettronica J&R, in cui entriamo per un giro veloce, giusto per vedere come è. Passiamo nel City Hall Park, notando che i lampioni sono ancora illuminati da fiammelle vere e poi andiamo verso il Municipal Building; vista la splendida giornata che si è fatta decidiamo di avventurarci ... sul Ponte di Brooklyn che è proprio lì accanto! Che meraviglia! Quante foto scattiamo! Ci siamo! Siamo proprio sul ponte dei chewingum ! Trovarsi lì sopra E' essere a NYC !

Peccato che una parte fosse in ristrutturazione, ma poteva andare ben peggio! Scendiamo dal ponte e andiamo verso il fiume (passando davanti alla famosa pizzeria Grimaldi's davanti alla quale c'è già parecchia coda anche se sono solo le 17) il ponte è bello da ogni angolazione, pure da sotto! Arrivati sul lungofiume restiamo ammaliati dallo skyline: un’altra volta ci ritroviamo a pensare “Siamo a New York!”. A sinistra c’è la Statua della Libertà, al centro i grattacieli di Manhattan e a destra il Ponte di Brooklyn. Decidiamo di sederci sul prato che è davanti allo skyline ed aspettare il tramonto ... ci godiamo proprio il momento: io e Mk, tranquillamente seduti a non far nulla se non guardarci attorno. Il cielo si colora e noi restiamo qui immobili. Dopo esserci detti "Aspettiamo il tramonto" ora, ancora più ammaliati, ci diciamo "Aspettiamo che si inizino ad accendere le luci", e poi " Aspettiamo il buio?" . Alla fine siamo stati qui seduti per due ore e mezza! (anche con un discreto freddo) Che meraviglia! Ci decidiamo poi a mollare la presa: siamo veramente infreddoliti e stanchi, se pensate che stiamo vivendo ancora lo stesso giorno in cui siamo andati sulla Corona di Lady Liberty ... Chiediamo informazioni su come raggiungere la metro a tre tizi che sembrano usciti da un video di rappers bruttisporchigrossicattivieneri, ma che in realtà fanno gli spazzini lì nel parco accanto al lfiume e che si rivelano persone gentilissime: pensate che per farci capire la strada uno di loro ha preso il suo smartphone, si è connesso a google maps e ci ha mostrato la strada! Andiamo perciò a piedi lungo una delle strade di Brooklyn, Henry Street, piena di locali e gente (è pure sabato sera) : ci dà proprio l'impressione che sia vero quello che si dice, cioè che Brooklyn sia la nuova New York! Arriviamo alla metro Clark Street e sempre usando la nostra fidata Metro Card ci dirigiamo secchi alla fermata più vicina all'Empire SB: torniamo infatti a cenare all'Heartland Brewery in cui abbiamo mangiato bene ieri sera. Dopo cena ci sediamo a Times Square: non vogliamo fare altro che del sano “people sightseeing”... intanto da guardà ce n'è ! Poi andiamo a nanna ... perchè domani ...

4 Agosto 2013

Dopo la rituale bella colazione coi donuts, andiamo a prendere, anche oggi presto, la metro: questa volta direzione Uptown! Scendiamo alla 116th ... siamo ad Harlem! Ed essendo domenica mattina, non ci siamo venuti a caso: siamo qui per assistere alla Messa Gospel! Prima di partire ho cercato informazioni online su dove poter andare, la ormai famosa Abyssian Church la volevo evitare visti i brutti commenti online che si è guadagnata recentemente, così leggendo parecchi diari di viaggio ho visto che alcuni parlavano di un'altra chiesa in cui il turista NON veniva visto come un intruso che bisogna accettare solo per le donazioni ... controllando sulla mappa avevo visto che era anche comoda come posizione sia rispetto alla metro (è a pochi passi) sia come posizione nel quartiere, perciò la nostra scelta è ricaduta proprio su questa chiesa: la Canaan Baptist Church of Christ, 32 W 116th Street. www.cbccnyc.org Sul sito non si capiva bene se la Messa sarebbe iniziata alle 9.30 o alle 10 (ora mi pare abbiano aggiornato), e visto che bisogna presentarsi almeno mezzora prima, alle 9 siamo lì davanti. Gli addetti all'accoglienza ci dicono di tornare per le 9.30 perchè inizierà alle 10, così facciamo un giro veloce attorno. Dico veloce perchè non voglio allontanarmi e voglio restare "a vista": e faccio bene! alle 9.15 infatti si crea già una lunga coda! Ci mettiamo in fila, insieme ad una famiglia Irpina conosciuta lì durante il "ciondolare". Nell'attesa di entrare non ci si annoia di sicuro perchè si guardano le persone passare: vanno vestite alla Messa come noi manco ai matrimoni!!! Alle 10 meno qualcosa ci fanno entrare, lasciare gli zaini (rilasciano un biglietto-ricevuta, ma lo zaino non viene messo in un guardaroba, ma all'entrata della chiesa, dove però c'è una persona di sorveglianza) e ci fanno rimettere in fila, poi ci portano sù in galleria, parte della chiesa riservata ai turisti (ma poi vedremo che anche delle persone "normali" verranno sopra con noi per seguire la funzione). Essendo tra i primi ad entrare a noi toccano i posti migliori. Alè! Ci dicono subito le loro regole: non si fanno foto, non si fanno video. Ocio che controllano scrupolosamente, quindi non si deve fare i furbi!! Ci dispiace ovviamente non poter avere un ricordo filmato/fotografato della funzione, ma rispettiamo ovviamente le loro regole. Solo nell'attesa dell'inizio della funzione scatto una foto alla Chiesa, che sembra più ... un cinema! L'unica cosa che fa capire che è una chiesa è l'unica croce di legno. da un lato ci sono gli strumenti musicali, compresa una chitarra elettrica: promette bene! Pian piano la situazione inizia ad animarsi: iniziano a cantare in 3 ... sono favolosi! Io penso "cavoli, ho beccato l'unica funzione senza il coro intero, però sono bravissimi lo stesso" ... sopo circa 5-10 min capiamo che quella è la Pre-Messa! Ci distribuiscono il libretto della funzione, così riusciremo a seguire anche noi... Si sistemano poi tutti in giro dei sorveglianti che vigileranno sul divieto per le foto/video ma che saranno anche coloro che passeranno per le offerte e le persone che distribuiranno dei ventagli (!) nel caso uno abbia caldo: si perchè non ci si deve sventolare col libretto della Messa... probabilmente è considerato irrispettoso per la parola di Dio. Inizia poi la vera funzione: l'officiante è molto carismatico, risulta simpatico, poi piano piano entrano i membri del coro. Ai nostri occhi appare tutto come una sorta di spettacolo, perchè entrano secondo regole che sembrano una vera coreografia. Iniziano a cantare e dopo pochi minuti io sono totalmente rapita: che bravi! Che voci! Che emozione trasmettono! Ma l'emozione è data anche dai fedeli: si vede che non sono lì "tanto per fare", ma sono lì perchè credono davvero! Sono molto coinvolti, rispondono al ministro, cantano, dicono spesso (come nei films) "Halleluia!" A circa metà funzione il ministro fa alzare in piedi noi turisti, ci saluta paese per paese (mentre aspettavamo di entrare ci avevano chiesto da dove venivamo): c'è praticamente tutta Europa! E pure gente del Bronx con cui i fedeli scherzano per la breve "trasferta" . Ci salutano tutti in modo caloroso, fedeli seduti dietro di noi vengono a stringerci la mano ed ad abbracciare, ci dicono "E' un piacere avervi nella nostra Chiesa, grazie di essere qui con noi!" . Noi sorridiamo, ci fanno davvero sentire benvoluti, non dei turisti impiccioni e curiosi. Restiamo colpiti perchè in questa fase della funzione vengono date informazioni sul quartiere, comprese informazioni su deviazioni del traffico e annunci di lavoro! Fanno anche sentire messaggi lasciati nella segreteria telefonica della Chiesa. Per loro a quanto pare la Chiesa è un vero e proprio punto di riferimento della comunità, pertanto danno anche queste informazioni pratiche. Vorremmo restare sino alla benedizione finale, ma dopo due ore e un quarto di Messa desistiamo ... sì avete letto bene: 2 ore e 1/4!!! La Messa infatti dura sulle 3 ore circa ... Non è che siamo andati via perchè annoiati, è che avendo poco tempo a disposizione abbiamo semplicemente voluto andare a guardare anche un po' il quartiere di Harlem che è bello, ormai riqualificato e non è certo più la Harlem-ghetto degli anni '80. E’ costituito, almeno per quello che abbiamo visto, da strade larghe con edifici antichi. Passeggiando raggiungiamo 125th , la strada è decisamente commerciale, piena di negozi e di catene tipiche della globalizzazione, è d'altronde la strada più famosa perchè proprio c'è il famoso Apollo Theater:il locale che lanciò artisti come Ella Fitzgerald,James Brown, Michael Jackson e The Jackson 5, Lauryn Hill …

Arriviamo all'incrocio con la 8thAve, qui chiamata Frederick Douglass Ave, e andiamo a pranzare ... siamo ad Harlem perciò di deve mangiare soul's! da wikipedia:Soul food is a variety of cuisine popular in African-American culture. It is closely related to the cuisine of the Southern United States. The descriptive terminology may have originated in the mid-1960s, when soul was a common definer used to describe African-American culture (for example, soul music).http://en.wikipedia.org/wiki/Soul_food Anche in questo caso avevo fatto un lavoro pre-partenza: avevo guardato quali erano i locali in cui mangiare soul's, il più famoso è Sylvia's, ma io non volevo andare lì, in primis perchè venendo già dalla Messa gospel trovavo non necessario andare a sentire di nuovo cantare (lì infatti cantano mentre si mangia) e poi perchè mi sembrava un locale davvero troppo turistico. Dopo aver cercato e ricercato avevo adocchiato un altro locale (che ha diverse sedi) : Manna's Soul Food.http://www.mannasnyc.com/ La scelta era caduta su questo perchè non era citato nei diari di viaggio (quindi pochi turisti) e soprattutto perchè la sua formula è particolare: il cibo è a buffet e si paga a peso! Ho pensato, e poi ho avuto la conferma, che per noi fosse perfetto: così abbiamo potuto assaggiare parecchie cose prendendone solo un pezzettino, cosa che non avrei potuto fare in un ristorante tradizionale. Ad esempio, mai avrei ordinato una porzione intera di maiale all'ananas, mentre potendone prendere un pezzetto solo ho potuto assaggiarlo e capire che è ... buono! Inoltre non conoscendo questo tipo di cibo ho trovato utile avere la possibilità di vedere "che faccia aveva" il cibo, prima di prenderlo. Il buffet è ampio, il locale accogliente e con non moltissimi tavoli, mi sa che siamo gli unici turisti. Finito di pranzare andiamo a prendere la metro ... il nostro pomeriggio sarà bello pieno!

Presa la metro e fatto un giro luuungo causa lavori sulla linea (leggete sempre i cartelli bianchi appesi dai binari!) arriviamo alla nostra fermata: 86th st. Attraversiamo così da ovest ad est la parte alta del Central Park! Costeggiamo il grande Jackie Onassis Reservoir, vecchio bacino idrico della città ormai dismesso e, tra un ponte e l'altro, arriviamo alla nostra meta: il MET, il Metropolitan Museum. Dalla gente che c'è sulle scale capiamo subito che non saremo soli. Grazie al City Pass saltiamo la tanta fila per il biglietto perciò entriamo in pochi minuti, giusto il tempo di prendere una cartina del museo che viste le dimensioni è essenziale! Mai ho trovato così utile una cartina di un museo! Nè al Louvre, nè al British, nè al Pergamon. Il MET infatti è così enorme che uno deve per forza fare una scelta di quali sezioni vedere. Qui il link così da potervi preparare prima: http://www.metmuseum.org/~/media/Fil.../museummap.pdf

Noi abbiamo deciso in un modo molto semplice: Impressionisti a parte, che sono imprescindibili per me, visiteremo le sezioni di Arti che da noi in Europa NON sono così comuni. Quindi eviteremo (tranne i passaggi obbligati per raggiungere altre sezioni) in toto l'arte Greca e Romana (avendo visto il museo archeologico di Atene ed essendo andati a Roma più volte + avendo visto i musei europei più importanti) e andremo a vedere arte Oceanica e arte Americana (faremo anche un rapido passaggio nell'arte Orientale). Insomma, vogliano vedere cose diverse da quelle che per noi sono "normali", per quanto sempre bellissime siano. Attraversiamo le sezioni Greche e Romane velocemente, e come prima sezione vediamo l'arte Oceanica, poi passiamo la parte dell'America Centrale ... ma velocemente, visto che abbiamo visto l'enorme e completo museo di Antropologia a Città del Messico, attraversiamo la Corte della Scultura Europa, in cui ci soffermiamo perchè le statue sono bellissime! Entriamo poi in una parte dedicata ad una mostra temporanea di fotografie della guerra civile americana, con foto originali del generale Custer, presidente Lincoln e la locandina della ricompensa per chi avesse trovato il suo assassino … bellissime tutte. Troviamo poi la sezione sull' Impressionismo ... io amo follemente Renoir quindi trovarmi davanti a così tante sue opere mi illumina la giornata! Stiamo parecchio in questa sezione dato che è l’arte che prediligo. Attraversiamo la bella e luminosa Corte di Arte Americana, passiamo a vedere il famoso Tempio Dendur, che ricorda tanto il (più bel) Tempio Dabor che è all'aperto a Madrid e saliamo a visitare l'altra parte dell'ala Americana con bei quadri con soggetti tipici del continente. Infine passiamo all'Arte Orientale giusto per uno sguardo e poi  usciamo dal MET, veramente stanchi, dopo circa tre ore. Usciti dal MET ci infiliamo dentro a Central Park e la prima cosa che vediamo è la statua di “Alice nel paese delle meraviglie” assalita dalle persone per una foto, noi per riprenderci un po' dalle fatiche culturali del museo ci svacchiamo su un prato vicino al laghetto delle barche a vela telecomandate che si vedono sempre nei film; dopo esserci ripigliati un po' iniziamo il vero giro per il parco: è domenica, quindi ci sono tantissime persone. Non solo turisti, ma anche newyorkesi che fanno pic nic, che fanno sport, che leggono, che si godono la bella giornata, che vanno in bici, che corrono… ..e che vogliono fare un giro sulla barchetta ... come avremmo voluto fare noi, ma vista la fila lunghissima dobbiamo desistere. Proseguiamo perciò in direzione della famosa Bethesda Terrace, in cui c'è l'omonima fontana vista in molti film, saliamo le scale per vederla dall'alto e poi assistiamo ad uno dei tanti spettacoli di strada. Passiamo anche all'interno della Terrace e ne ammiriamo il bel soffitto. proseguendo il nostro giro arriviamo in un punto veramente panoramico (attorniato da grandi prati sui cui vediamo celebrare anche un matrimonio ebreo all'aperto) da cui si vede una grande parte del laghetto con le barche e i famosi grattacieli Sanremo , in cui hanno abitato tante celebrità, ad esempio Madonna, Tiger Woods, Steven Spielberg, Demi Moore, Dustin Hoffman, Bono Vox, Steve Martin, Bruce Willis ... scendiamo verso il lago (su cui naviga anche una gondola!) per andare sul famoso Bow Bridge. Proprio lì accanto si riunisce la comunità caraibica, l'atmosfera è festosa e la musica che si spande nell'aria è davvero piacevole. Come ogni turista che si rispetti andiamo a vedere (chiedendo un po' di indicazioni in giro, visto che qui a Central Park non ci sono le utili indicazioni stradali come nei parchi inglesi) il mosaico fatto fare da Yoko Ono in onore di John Lennon . Lungo ilul sentiero che porta al mosaico compriamo da una bancarella un fotografia modificata dall'artista (il padrone della bancarella, appunto), se vi capita dategli un occhio, perchè le foto modificate come fa lui sono davvero belle. Essendo a pochi passi poi andiamo a sbirciare, anche se da lontano, il Dakota Building, dove viveva Lennon e dove è stato ucciso uscendo dal portone poi iniziamo la nostra discesa verso sud... direzione Sheep Medow: il prato più grande del Central Park! Restiamo a bocca aperta: il grande prato verde pienissimo di gente e contornato dai grattacieli è un altro dei posti che ci fa esclamare "Cavoli, siamo a New York!". Scendiamo sempre più a sud, e restiamo sempre più colpiti da improvvise rocce che emergono nel parco: noi ce lo immaginavamo tipo Hyde Park a Londra, quindi totalmente piatto, invece ogni tanto , all'improvviso spuntano questi roccioni scuri, che nell'ultima parte del parco (o la prima se si entra da sud) sono la parte principale di una zona gioco per bambini. Siamo arrivati all’uscita sud del parco, siamo a Columbus Circle, che immaginavo più grande, guardiamo i riflessi ed i grattacieli ed ovviamente anche la colonna dedicata al mio famoso concittadino che ha scoperto queste terre. Ci voltiamo e la Broadway è proprio lì ... come non percorrerla ? Passiamo vicino alla bella Hearst Tower di Foster e ci godiamo, i riflessi ed i colori che finalmente il sole ci regala. I grattacieli che si riflettono in altri grattacieli sono spettacolari! Scendiamo lungo la Broadway (credo che durante questo viaggio siamo riusciti a percorrerla tutta! ogni giorno, per un motivo o per l'altro ci giravamo e ... taaac ci ritrovavamo sulla Broadway!) ed ecco che vediamo insegne a noi note: il Late Show di David Letterman, il teatro Broadway ed i titoli dei vari musicals… Scendiamo ancora verso sud, guardiamo l'ora e sono le 20 ! Ecco perchè iniziavamo a sentire fame ! Mi giro e vedo una cosa kitchissima ma anche molto americana: l'Ellen's Stardust. E' un locale famosissimo, perchè i camerieri cantano mentre servono . Sono tutti cantanti che fanno gavetta, in attesa della loro occasione, che spesso arriva visto che molti di loro passano dall'altro lato della strada e vanno a lavorare nei musicals di Broadway. La coda c'è ma non lunghissima, noi abbiamo fame, stupisco Mk: mi fermo e mi metto in coda. Prima di partire avevo detto che avrei voluto vedere anche la parte kitch di New York! dopo circa 15 minuti ci sediamo nel nostro tavolino, un po' defilato ...meglio così osserviamo senza essere osservati : io ordino un burger, Mk si ributta sul pastrami. Ottime sono le waffle potatoes, come dolce prendiamo una fetta di torta "The flying Nun", che risulta essere... enorme! Mentre ceniamo i camerieri cantano, il nostro cameriere di chiama Steve e alla fine risulta essere il cantante migliore (e con la faccia più da c...) , ma anche gli altri sono molto bravi, non stupisce che poi finiscano nei musicals. La cena si rivela alla fine più piacevole di quello che avremmo pensato, è stato simpatico andarci. Usciamo dal locale sorridenti e percorriamo i pochi metri che ci separano da Times Square: arriviamo in "piazza" e la stanchezza si sente (d'altronde è da stamani che siamo in giro!) quindi approfittiamo dei tavolini e delle sedie a disposizione della gente e ci sediamo lì, a contemplare anche stasera la gente ed il posto. Prima della partenza avevo pensato di cambiare quartiere ogni sera, ma non avevo pensato che per la prima volta in un nostro viaggio, saremmo stati in giro tutto il giorno ma talmente tutto da non riuscire neppure a tornare in hotel a cambiarci per la sera! Camminavamo così tanto e cercavamo di sfruttare così tanto ogni ora che la sera avevamo voglia di stare in zona hotel, così da poter tornare poi in camera senza ulteriore fatica. Intanto a Times Square qualcosa da guardare c'è sempre, mi sa! Tipo un rapper che sta girando un videoclip, o un tizio vestito da indiano in mutande J Stiamo lì quasi un’ora, poi ci alziamo e piano piano prendiamo la via dell'hotel ... ma mooooolto piano! Salutiamo il Paramount Building e poi torniamo in hotel dove, prima di coricarmi, saluto come ogni sera il Chrysler e l’ESB dalla mia finestra. Poi svengo nel letto. Distrutta anche stasera.

Lunedì 5 Agosto 2013

Oggi ci si muove a piedi! Più degli altri giorni e sin dal primo mattino (con una temperaturina di 20° e un bel venticello gelido....che mi fanno pensare a quando leggevo "Non andate a NYC ad agosto che si schiatta di caldo!" Sgrunt. ) La prima meta è davvero a pochi passi dall' hotel: è il mio amato Flatiron, cioè il "ferro da stiro". Io lo trovo bellissimo, pertanto sto un bel po' lì a rimirarlo da ogni angolazione possibile. Imbocchiamo poi la ...Broadway, of course! Questa parte di NYC regala scorci quasi parigini, sin da subito appare una città totalmente diversa da quella vista sino ad ora: arriviamo al "Block Beautiful" : è un tranquillo isolato sulla E19th (tra la 3rd Ave e Irving Place) di circa 20 abitazioni degli anni '20 il cui insieme è molto piacevole. Proseguiamo e passiamo da Union Square, che però mi appare come una normale piazza, bello però il colpo d'occhio sull'Empire, attraverso strade secondarie arriviamo dalla Grace Church, che però troviamo chiusa. Proseguiamo in direzione sud poi deviamo in direzione Astor Place (per la cronaca, siamo nella parte di Nyc chiamata NOHO = north of houston street) godendo anche oggi dei riflessi sui grattacieli (non arriviamo sino al suo famoso cubo che è al centro della piazza) e imbocchimo La Fayette Str. per andare a cercare il Colonnade Row: cioè ciò che rimane di 9 case in stile ellenistico completate nel 1833 (in cui abitarono anche Dickens e Thackeray). 5 case furono abbattute per costruire il garage di un centro commerciale lì vicino! Purtroppo anche quello che ne resta non è assolutamente in buoni condizioni. Torniamo sui nostri passi e ci dirigiamo a Washington Square, la famosa piazza con l'arco di trionfo che si vede in tantissimi films/telefilms. Scatto ovviamente la classica foto da cartolina con l'Empire “dentro” l'arco; mi godo l'arcobaleno che si forma con la fontana(che mi ricorda subito quelli visti a Niagara, credo che sarà così per il resto della mia vita!) e l'atmosfera della piazza, con tanti newyorkesi che se la sfruttano in questa bella giornata. Andiamo poi avanti coon la nostra passeggiata: il bello arriva ora! Ci addentriamo infatti finalmente nel famoso Greenwich Village: è uno dei quartieri più cari e più "in" della città ed è fatto per lo più di strade alberate e da case di mattoni rossi. A me piace moltissimo! Sarò perchè mi ricorda l'Inghilterra? Come prima meta andiamo a vedere la casa di Carrie di Sex and The City, più per una questione di “passaggio”, che per vera curiosità non essendo mai stati grandi appassionati della serie. E' così meta di un pagano pellegrinaggio che i proprietari hanno dovuto mettere una corda sulla scala per impedire di salirci , ma io trovo decisamente più belli altri ingressi e altre scale. Proseguiamo poi verso la Mecca di ogni pseudopasticcera come me: Magnolia Bakery! Ricordate che eravamo stati il primo giorno nella location da Bloomingdale's? Bene, oggi andiamo nell'unica ed originale sede storica, ovviamente entriamo e ci perdiamo a guardare le meraviglie che vi vengono create, cercando anche di carpire qualche dritta sbirciando un'apprendista che sta imparando a decorare le cupcakes. Ovviamente facciamo acquisti: usciamo dalla bakery e ci andiamo a sedere in uno dei tavolini che sono nella strada davanti al negozio e azzanniamo le nostre cupcakes ... capendo perchè vengono considerate le migliori del mondo! Che buoneeeeeee! Proseguiamo la passeggiata "televisiva" andando a vedere la casa di “Friends” ed esattamente davanti, al 102 di Bedford Str., c'è la “Twin Peaks” : casa costruita nel 1926 per ospitare artisti e scrittori il cui costruttore credeva che la stravaganza dell'edificio li aiutasse a migliorare la loro creatività. Qui vissero, tra gli altri, Cary Grant e Miles Davis. Peccato che l'enorme albero impedisca di fare foto sensate, ho provato da ogni angolazione, ma niente. Poco lontano, c'è il 75 e 1/2 di Bedford Street: la casa più stretta di New York, così stretta che non riuscivamo a trovare questo 1/2 ! E' larga solo 2 metri e mezzo ed è di 92 mq (quindi alla fine più grande di moltissime case genovesi) Anche qui visse (oltre alla vincitrice di un premio Pulitzer, Edna St. Vincent Millay) Cary Grant. Il giro televisivo continua con la casa de “I Robinson” , la serie anni '80-'90 con Bill Cosby che si trova al 10 St. Luke's Place . Lasciamo il Village e , dopo aver fatto una sosta idraulica in un Mac in Downing Str., proseguiamo andando sulla 6th Ave e raggiunta Houston Str. prendiamo un bus per percorrerla visto che è davvero lunga e dobbiamo andare quasi in fondo. Durante il tragitto in bus vediamo un bel murales e guardando bene notiamo che è corredato da un comodo divano su cui la gente si fa pure le foto! Scendiamo da bus praticamente davanti alla nostra meta: Katz's. Dovevamo pur venire a vedere dove hanno girato la famosa scena di "Harry ti presento Sally". A parte gli scherzi, volevamo vedere proprio il locale visto che è un delicatessen (un "deli" ) aperto qui nel 1903. All'ingresso c'è un tizio che dà dei bigliettini che sono da riconsegnare all'uscita. Ne ha di due tipi, uno per chi vuole mangiare lì ed uno per chi, come noi, vuole fare solo un giro nel locale; sopra al tavolo in cui hanno girato il famoso film c'è un cartello “benaugurante” Stiamo solo pochi minuti, giusto il tempo di guardarci attorno, io infatti non ho voglia di pastrami e simili per pranzo, ma ci buttiamo dentro ad un localiano  poco distante, Empanada Mama dove facciamo un pre-pranzo, poi per la seconda parte andiamo a mangiare ebraico: praticamente accanto c'è infatti la Yonah Schimmel Knishery http://knishery.com/, fondata nel 1910 ed il cui interno è veramente d'altri tempi. percorriamo poi a ritroso un altro pezzo di Houston Str. guardando anche giocare a basket ai giardinetti prendiamo poi la Bowery ed imbocchiamo Prince Street dove sulla sinistra noto un giardinetto pieno di gente in cui campeggia un "coso" giallo: é una Little Free Library! Diamo un'occhiata alla St. Patrick's Old Cathedral, non degna di particolare nota, ed imbocchiamo Mulberry Street. Stiamo entrando nella Historic Little Italy: facciamo giusto una prima deviazione per vedere la Pizzeria Lombardi, che vanta il titolo di prima pizzeria d'America, volevamo venirci una sera a cena, ma vista la lontananza dall'hotel ha sempre vinto la stanchezza! La seconda deviazione (all'angolo tra Broome Street e Crosby Str.) è per  andare a vedere "casa di Castle", cioè l'esterno della casa del protagonista della serie "Castle" di cui siamo fans. torniamo poi su Mulberry Str. ed entriamo in Little Italy: ... che è una delusione pazzesca! Non c'è nulla di realmente italiano, non sembra una parte di Italia trasferita qui! Ci sono solo ristoranti italiani pieni di clichés, tipo tovaglie a quadri e pasta scotta, negozi di souvenirs dozzinali. Siamo molto delusi, credevamo di trovare qualcosa di più ... anche solo un fruttivendolo o una latteria che "facesse un po' Italia" ! (per la cronaca, non prendete un espresso lì! Degli italiani conosciuti ci hanno detto che glielo hanno messo 3 dollari e mezzo!) Saremo da lì a breve ancor più delusi perchè basta attraversare la strada e ci si trova a Chinatown ! Lì sì che sembra un pezzo di Cina in America! Negozi tipici, bancarelle coi loro prodotti ... e soprattutto la gente vera! Che si ritrova al parco del quartiere , Columbus park, (che un tempo uno dei parchi più pericolosi a causa della Mafia Italiana, Chinatown ha infatti negli anni inglobato praticamente tutta l'originale Little Italy che comprendeva anche il parco) a giocare ai propri giochi tradizionali, suonare i propri strumenti . Sbirciamo Doyers Str.che era chiamata "Bloody Angle": era l'angolo in cui si sono avute, pare, più sparatorie. Le bande (Tong gangs) attiravano qui i rivali e li uccidevano. Visitiamo anche il piccolo Eastern States Buddhist Temple in Mott Str., in cui ci sono anche 100 piccoli Buddha d'oro;  raggiungiamo poi sempre a piedi (stasera ci fumeranno!) il quartiere di So-Ho ed in particolare il Cast Iron District, che come dice il nome è il quartiere in cui i palazzi sono fatti di ghisa ! E' una delle cose che mi sono piaciute di più, è un peccato che la maggior parte della gente che affolla i negozi sulla Broadway (che è la strada parallela) non faccia lo sforzo di girare l'angolo! Anzi, in alcuni casi alcuni palazzi sono proprio sulla Broadway! Le strade in cui ci sono più palazzi di ghisa sono Greene Str. e Spring Str.: resto affascinata da queste costruzioni così diverse da quelle che troviamo in Europa, adoro il connubio ghisa-scale e rimango colpita dal fatto che che se uno non lo sa, questi palazzi non sembrano fatti di "ferro" ! Io come S.Tommaso "busso" sulle colonne per sentire il "ciocco a vuoto" . All'incrocio tra Green Str. e Prince Str. (davanti al negozio Ralph Lauren) il muralista Haas ha dipinto su un muro di mattoni una finta facciata di ghisa, girando l'angolo, sulla Broadway c'è il Singer Building costruito nel 1904 per l'omonima ditta di macchine da cucire: la facciata è in terracotta, vetro e acciaio. Facciamo un po' si shopping nel grande negozio Converse (con un risparmio di quasi il 50% rispetto all'Italia) guardiamo altri due negozi in giro e poi percorriamo Prince Street, allontanandosi dalla Broadway la strada diventa sempre più "vera" poi giriamo in Sullivan Str. che mi colpisce proprio perchè è una strada "normale", con negozi "normali" come il calzolaio, il sarto da riparazioni, la lavanderia a secco, la panetteria ... la percorriamo tutta, andando a ritroso verso sud, ma semplicemente perchè tornando alla metro Spring Street avremo la metro diretta per la nostra prox meta. Saliamo pertanto sul primo treno direzione Uptown, scendiamo sull'8th Ave 14 str., esattamente davanti al palazzo della Google e entriamo nel Chelsea Market che occupa una vecchia sede della fabbrica di biscotti Nabisco (la produttrice del famoso biscotto Oreo, che è nato proprio qui!). E' in pratica il paradiso del buongustaio, ci sono infatti negozi (dicono) di qualità: dalle aragoste alle cupcakes, al cibo italiano, al pane, ai vini ... C'è inoltre un fornito negozio di articoli per la casa in cui ho comprato degli attrezzi da pasticceria ad un prezzo davvero vantaggioso. E c'è una wifi gratuita che funziona benissimo. Usciti dal mercato, facciamo un giro nell'omonimo quartiere: Chelsea. E' un quartiere prevalentemente residenziale, con magazzini ristrutturati ed adibiti a lofts ed eleganti case. Ha una fiorente attività artistica, ci sono infatti molte gallerie d'arte, ed è il quartiere gay friendly per eccellenza. Noi concentriamo la nostra visita in Cushman Row (W 20th str.) che dà un'idea di come era l'area quando fu costruita a metà '800. Curiosità: è al Chelsea Pier che sarebbe dovuto arrivare il Titanic il 16 Aprile del 1912. Ci ritroviamo praticamente davanti ad uno degli ingressi della High Line, anche se non era in programma vediamo che abbiamo tempo prima della nostra prox tappa che è imperdibile, perciò decidiamo di affacciarci a vedere come è fatta questa passeggiata sopraelevata creata dove un tempo c’era una ferrovia sopraelevata chiamata West Side Line facente parte della più ampia New York Central Railroad. Proprio all'ingresso possiamo anche ammirare un tipico parcheggio newyorkese ... le auto sono messe in “impalcature” a più livelli che “ruotano” quando uno deve recuperare la propria auto. Saliamo e restiamo subito colpiti da quanta gente c'è sulla passeggiata e dal tanto verde:  ne percorriamo un pezzo, vedendo anche che in alcuni tratti i binari sono stati mantenuti, la passeggiata cambia a seconda del tratto, in alcuni punti è più bucolica, in altri più costruita, ma sempre con molto gusto e rispetto per il contesto. Mi piace molto il poter vedere le strade sottostanti dall’alto. Purtroppo però il tempo che abbiamo "ritagliato" a questa passeggiata finisce subito: non è per cattiveria, la High Line ci piace molto e ci ripromettiamo di percorrerla tutta se torneremo a NYC,  ma quello che ci sta aspettando è davvero imperdibile! Scendiamo dalla High Line e iniziamo a percorrere la strada verso la metro, la zona ovest della città non è ben servita quindi avremo da camminare un po' ... io ad un certo punto fisso Mk e ...taccccccc alziamo il braccio: taxiiiiiii !!! Così In 7-8 minuti siamo a destinazione, senza tanto sbattimento: ci facciamo infatti lasciare esattamente davanti al Pier 42. Qui alle 19 infatti parte la Harbor Lights Cruise , la crociera di 2 ore al tramonto! www.circleline42.com Sono le 17.55, avevamo letto di arrivare un'ora prima e per fortuna abbiamo seguito il consiglio! la fila è lunga, ed è scandaloso che noi che abbiamo il City Pass (in cui è compresa una crociera a scelta da quelle che partono dal Pier 42 - quella al tramonto, costa da sola 35$ , il city pass è davvero a buon prezzo! ) dobbiamo fare la stessa fila di chi deve comprare il biglietto. Riusciamo a salire sul battello e prendere due posti semi-decenti: quelli migliori erano già presi! Prima di salpare la guida che vuol fare il simpatico (con scarsi risultati) dice che non ci si può alzare perchè è una sightseeing-cruise quindi tutti vogliono vedere: all'andata non avremo problemi, ma al ritorno fare foto e vedere qualcosa è stata un'impresa! Salpiamo sull'Hudson: dopo pochi minuti siamo già conquistati, la vista di NYC dal fiume è pazzesca! Una cosa che ci stupisce è la quasi totale assenza di grattacieli tra midtown e downtown (o così sembra, forse perchè la Freedom Tower fa sembrare tutto basso). Per la prima volta vediamo anche la zona del New Jersey, passando davanti al Central Railroad of New Jersey Terminal, poi ci allontaniamo da Manhattan andando verso il largo, passando davanti al mio grande rimorso: Ellis Island: ho sempre sognato di andarci ed esserci davanti e non poterci andare a causa dei danni dell'uragano Katrina mi fa davvero tristezza. Sarà il motivo per cui un giorno tornerò. Perchè ad Ellis voglio, devo, andare. Passiamo vicino alla Statua della Libertà e poi torniamo verso Manhattan, iniziando a risalire l'East River (che però in realtà non è un fiume, ma mare... o almeno così diceva l'audioguida ascoltata sull'Empire) coi suoi famosi ponti visti in tanti film. Il primo è proprio il Ponte di Brooklyn, poi quello di Williamsburg, girandomi all'indietro la vista dello skyline di Manhattan coi due ponti appena passati e la statua della libertà nel mezzo è davvero un bel colpo d'occhio. Saliamo sempre più sù sull'East River, oltrepassando l'Empire, il Chrysler, il Palazzo delle Nazioni Unite ... sino ad arrivare al Queens con il ponte che ha accanto la famosa insegna della Pepsi (che per la cronaca è del 1936). A questo punto di torna indietro, giusto in tempo per l’inizio del tramonto, col quale il cielo si dipinge di rosa, un rosa sempre più intenso, che si riflette splendido sulle vetrate dei grattacieli di Manhattan e sull’acqua! E’ tutto magico, sembra tutto un quadro… dopo un’ultima “fiammata” di rosa intensissimo di colpo, o quasi, tutto diventa blu e le luci della città iniziano ad accendersi: tutto cambia, ma non la magia, non lo spettacolo che abbiamo davanti! Questo sì che è una cosa che non si deve perdere se si viene a NYC!

Scesi dal battello prendiamo il bus M42 che fa, giustamente, capolinea proprio lì davanti e percorriamo la 42th su un bus dalla temperatura polare sino all'8th Ave. Scendiamo e visto che sono le 9 e mezza passate ci buttiamo in un'altra sede di Shake Shack : non sarà caratteristico, è decisamente una location incasinata, ma avevamo voglia di rimangiare lo shake burger con la super salsina!!! Mentre Mk fa la coda per ordinare io faccio l'avvoltoio per cercare un tavolo, un signore di colore seduto accanto al punto in cui mi ero fermata mi chiede di avvicinarmi e con un sorriso mi dice piano "Ehy, questi dietro hanno quasi finito e questi accanto a me hanno ancora solo il milk shake, comunque tengo d'occhio anche io.. .sarò gli altri tuoi occhi!" Nasce così una complicità inaspettata. Io nell'attesa di Mk e lui nell'attesa della moglie. I due arrivano praticamente insieme così iniziamo a chiacchierare mentre ceniamo. Finito di cenare ci incamminiamo per la nostra ultima serata a NYC, vogliamo solo vedere luci luci e luci: salutiamo Times Square per l'ultima volta, proseguiamo sulla 6th Ave, passiamo davanti agli studio della NBC in cui la vetrina è dedicata a Friends e andiamo a vedere il Rockfeller Center illuminato. Notiamo che a NYC c’è una paura non si deve mai avere: è quella di restare senza cibo! Ad ogni angolo, infatti, anche di sera ci sono gli immancabili banchetti che vendono la qualunque. Siamo cotti, andiamo all'hotel a piedi passando per la 5th, e appena tocchiamo il letto, pure stasera, sveniamo.

6 Agosto 2013

Stamani rinunciamo alla colazione in hotel, vogliamo provare la colazione americana almeno una volta! Il concierge ci aveva consigliato un posto poco distante, Speedy's , anche qui si paga a peso come nel posto in cui avevamo mangiato ad Harlem. Ci sediamo nella sala superiore con vista su Greeley Square (il locale è sulla Broadway all'angolo con la 32th) con davanti i nostri bei pancakes con sciroppo d'acero e un French toast. Notiamo che in molti invece preferiscono fare colazione agli onnipresenti banchetti che sono in giro davvero ad ogni ora! Arriviamo alla nostra meta, il Moma, prima dell'apertura: vediamo la grande coda per i biglietti... sfoderiamo il nostro pass e zaaaaaaac diventiamo i primi in fila esattamente davanti al cordone di ingresso. Alè! Quando aprono, prendiamo al volo l'audioguida e schizziamo al (terzo?) piano perchè voglio vedere un quadro senza il casino attorno... Mi trovo così davanti alla Notte Stellata di Van Gogh da sola. Dopo pochi minuti arriva la folla. Ringrazio di aver avuto l'idea di schizzare sù subito perchè godersela nel silenzio è stato bellissimo, uno dei ricordi che mi resteranno più dentro. Il museo è bello, c’è ogni meraviglia ma  essendo un museo di arte moderna qualche vaccata c'è e …no, dai, sono io che non le capisco! ;-) Anche la struttura del museo è bella e vale la pena osservarla mentre si attraversano i corridoi, facciamo un giro anche nel giardino e poi usciamo. Il tempo a nostra disposizione sta proprio finendo, accidenti! Decidiamo di fare un ultimo giro a testa all'insù e di andare negli ultimi posti che ci mancano, come Bryant Park (per la cronaca, ogni lunedì sera ci fanno il cinema all'aperto gratuito d'estate! si deve però arrivare lì per le 17 per prendere posto) restando colpiti da come è accogliente questa piazza, da quanta gente c'è e da come è piacevole come spazio cittadino. Decidiamo di unirci alla gente che pranza qui: prendiamo un hot dog, ci sediamo ad uno dei tavolini a disposizione e ci godiamo il pranzo e il parco scambiando anche quattro chiacchiere coi vicini di tavolo. Gli americani sono molto cordiali, ne abbiamo avuto prova più volte in questi giorni! ormai sentiamo il ticchettio del tempo scaduto nelle orecchie, camminiamo verso sud sempre guardandoci attorno e ammirando i miei tanto amati riflessi dei grattacieli che si specchiano negli altri grattacieli, arriviamo ad Herald Square, anche qui c'è un piacevole piccolo giardino, in cui c’è anche la nostra ultima tappa: Macy's. Ci siamo entrati più per dire "ci sono stato", ma ne siamo usciti velocemente. sia perchè non avevamo più soldi da spendere, sia perchè all'interno c'erano parecchi lavori di ristrutturazione e non era piacevole fare lo slalom. A questo punto facciamo i pochi passi che ci separano dall'hotel, prendiamo le valigie e ci dirigiamo a piedi a Penn Station dove prendiamo la LIRR per tornare al JFK. Arrivati all'aeroporto saliamo sull'Airlink, guardando fuori dai finestroni le casette da telefilm, con le macchine parcheggiate nei vialetti .. cerchiamo di fissarci nella mente ogni dettaglio, ogni particolare, perchè ormai è proprio vero ... stiamo ripartendo. Il nostro volo Turkish Airlines ci sta aspettando per il percorso a ritroso verso Istanbul, la nostra destinazione. Ma questa è un’altra storia… che trovate nelle pagine dedicate sul nostro sito www.mkvale.it  

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